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Jacques Fournier, presidente di Classe,  racconta che "Alcuni dei più vecchi partecipanti alla Mini Transat, diventati costruttori o architetti, o che ancora amavano correre, si sono messi insieme, uniti dall'idea che poteva esistere un modo nuovo di affrontare le regate oceaniche, che potesse posizionarsi tra i Mini 6.50 e i grandi Open60. Hanno riflettuto insieme per un paio d'anni e sono arrivati alla definizione di un un regolamento che avesse come primo obiettivo quello di rendere la vela oceanica accessibile al maggior numero di navigatori, non solo professionisti, e che per questo dovesse avere budget limitati. La partecipazione a una regata dipende dalle competenze veliche del singolo ma anche dai soldi!"

Sono veloci (con un record di 32.4 nodi), divertenti, grintosi  e soprattutto economici. Sono progettati per essere competitivi in impegnative regate oceaniche ma possiedono un doppio ruolo in quanto possono essere usati per crociere familiari in tutta sicurezza.

Sono approdati a questa classe grandi velisti provenienti da tutti i tipi di barche oceaniche, come i  Mini, i Figarò e i vari Open. Così i cantieri faticano a soddisfare le richieste, che in alcuni casi costringono a liste di attesa lunghe anche 2 anni.

Una delle chiavi del sorprendente successo che questa classe sta riscuotendo si può leggere nel regolamento (scaricabile in fondo alla pagina) volto a favorire la sicurezza e l'abitabilita mantenendo i costi limitati.

I valori massimi di lunghezza fuori tutto, baglio e pescaggio sono rispettivamente: 12.19 m., 4.50 m. e 3 m. Il dislocamento minimo è di 4500 kg. La superficie velica massima delle vele bianche è di 115 m., 250 m. con gennaker o spinnaker (che dev'essere in nylon). Ogni barca, tra le varie prove, deve superare il test di raddrizzamento da 90° con 220 kg. di peso in testa d'albero (vedi foto) ma al tempo stesso non deve raddrizzarsi se il peso supera i 320 kg., questo per assicurare il giusto compromesso tra sicurezza e contenimento dei costi. Per la costruzione di scafo, coperta, struttura ed allestimenti interni, è vietato l’utilizzo di fibre aramidiche e carbonio, di anime in nido d’ape, nonché delle fibre preimpregnate. Sono bandite le canting keel, ma sono permessi ballast, per un massimo di 1500 l, distribuiti simmetricamente. Unico "vezzo" che questa classe si concede è l'utilizzo delle fibre di carbonio per la realizzazione di albero, boma e bompresso. Il numero massimo di vele è limitato ad 8, di cui solo randa e fiocco  possono essere  in materiali esotici. Un esempio che testimonia l'importanza dell'abitabilità di queste barche è l'obbligo di avere 4 cuccette permanenti di 1.80 x 0.5 m.

Il layout è ottimizzato per regatare in singolo o equipaggio ridotto, del resto solo poche manifestazioni consentono equipaggi numerosi.

Allen Clarke di Owen Clarke Design  ha dichiarato: "Possono essere condotti in famiglia con il piede un po' sollevato dall'accelleratore e una bella birra fresca in mano".

Mattew Shearan, boat tester di Yachting World, in uno dei primi test del Pogo 40 ha scritto:  "Con un bimbo di 12 anni al timone abbiamo dimostrato un'altra cosa, condurre queste barche, spesso e volentieri a velocità a doppia cifra, è un gioco da ragazzi e non si ha mai la sensazione di stare correndo un pericolo".

Charly Fenbach, del Cantiere Structures, sostiene che con un Pogo 40 (leggi la prova) di serie oltre a partecipare, per vincere, alle più famose regate oceaniche in solitario  o in equipaggio ridotto "ci puoi trascorrere un anno sabbatico in due persone, farci una vacanza di 15 giorni in 6, una settimana in 8 , un week end in 10, un uscita giornaliera in 15 e prenderci un aperitivo sul ponte in 20!"

In Italia i Cantieri Navali d'Este e Bert Mauri, hanno già varato due interessanti esemplari, che tengono in considerazione anche le esigenze della navigazione in Mediterraneo, ad esempio bassi fondali e bonacce. Al tempo stesso altri cantieri e progettisti nostrani hanno mostrato un forte interessamento, ma per ora si tratta solo di progetti sulla carta.

Già sono stati assegnati un centinaio di numeri velici, ad altrettanti Class40, che provengono complessivamente da 16 paesi diversi. A questi vanno ovviamente aggiunte le barche di armatori che non partecipano alle regate di classe e quindi, non hanno avuto bisogno di stazzare la barca.

Un  Class40 è il biglietto di ingresso alle più esclusive regate oceaniche, e si può avere pronto alla boa con 250.000 euro (arrivando anche a 500.000 per le barche più tirate e tecnologiche), più o meno quello che costa un classico plasticone di 40 piedi da crociera.

 

  • Giuliano Perego prova un Pogo 40